Intervista
Con le “Voci dal piano di sotto” assistiamo ad una sfilata ordinata, ma non per questo meno disturbante, di fantasmi ed ecolalie emiliane: c’è la pianura e l’inquinamento, ci sono le marche del parlato e gli eventi paradossali, le riscritture (come per la storia di Garibaldi) e le giustapposizioni che in qualche modo occhieggiano al “Silenzio in Emilia” di Benati, al “Poema dei lunatici” di Cavazzoni e ai “Narratori delle pianure” di Celati. Voci sedimentate che si riaccendono e squillano lungo la tromaba delle scale, tra un piano e l’altro, e dal piano di sotto confluiscono nella prosa di Mammi che tra improvvisazione e rimaneggiamento onirico riesce a catalogare un numero non indifferente di caratteri eccentrici, dal piglio e dalla voce di condominio periferico: ecco, se in una riunione di condominio, per esempio nei pressi di Modena, prendessero a turno la parola tutti gli inquilini e con tono alticcio e un po’ fuori bolla iniziassero a parlare non delle contingenze abitative ma di sogni e avventure strapmalate (e tutti in religioso silenzio stessero ad ascoltare!) ecco, si renderebbe l’idea dell’atmosfera in cui si sprofonda leggendo questa raccolta di racconti.
Ma per saperne ancora di più e per approfondire la fase che ha portato a raccogliere i singoli brani, sono andato a trovare l’autore proprio nei pressi della succitata Modena.
